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Sicurezza energetica: vecchie e nuove dipendenze rendono l'UE vulnerabile

articolo pubblicato il 28 gennaio 2026 - 14.10 in Energia
Sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e accessibilità economica sono tre aspetti chiave della transizione energetica e devono essere bilanciati per centrare il target di decarbonizzazione. L’aspetto della sicurezza acquisirà sempre più rilevanza negli anni a venire, a causa della dipendenza dei Paesi del Mediterraneo dai fornitori di combustibili fossili e materie prime critiche impiegate nelle tecnologie di transizione. L'UE, ad esempio è fortemente dipendente dai suoi principali fornitori globali, a causa della scarsità di risorse domestiche (energia e materie prime critiche).

E' quanto emerge dal 7° Rapporto annuale "MED & Italian Energy Report " realizzato da SRM, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, e dal Politecnico di Torino, con la collaborazione della Fondazione Matching Energies. Il rapporto è incentrato proprio sul tema dellasicurezza dell'approvvigionamento energetico nel quadro della transizione energetica euro-mediterranea. Vengono analizzati il ruolo crescente dell'elettrificazione e l'importanza di tutte le materie prime necessarie per la produzione delle nuove tecnologie energetiche; un ulteriore focus è dedicato al ruolo che l'energia nucleare potrebbe fornire al futuro mix energetico mediterraneo

UE dipendente da concentrazione forniture e vulnerabile

UE resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche con una percentuale del 56,9% sul totale dei consumi. La Cina è al 24% mentre gli USA sono autosufficienti. Su questo elemento si gioca la competizione globale. L’Italia ha una dipendenza energetica superiore alla media europea ma in lieve miglioramento: scende di un punto dal 75% al 74%. La Francia grazie al nucleare ha una dipendenza inferiore alla media europea (40,1%) mentre la Germania ha un posizionamento, come l’Italia, superiore alla media e in crescita al 66,8%.

Per dare una misura della dipendenza energetica dell'UE, basti pensare che, nel 2023, tre fornitori (Norvegia, USA e Algeria) hanno contribuito al 50% delle importazioni di gas naturale in UE e due di loro (Norvegia e USA) al 28% delle importazioni di petrolio greggio. Fra i paesi dell’area Mediterranea, la Libia ha contribuito al 7% delle importazioni di greggio. Tutto questo rende l'UE vulnerabile ed esposta alle oscillazioni di prezzo.

La transizione verso la decarbonizzazione richiede anche una maggiore penetrazione di tecnologie per lo sfruttamento delle Energie Rinnovabili (ER) e, in particolare, di solare fotovoltaico ed eolico, ma l’incremento della capacità installata implicherà un contestuale aumento della domanda di materie prime critiche necessarie alla loro costruzione, stimato in sei volte quella del 2022. E anche su questo fronte l'UE rischia di sviluppare nuovi vincoli di dipendenza tecnologica dai rispettivi principali fornitori. Per questo motivo il Critical Raw Materials Act del 2024 ha tracciato delle linee guida per mitigare gli effetti della dipendenza dei Paesi europei dalle
importazioni di materie prime critiche, fissando dei target (non vincolanti) in termini di estrazione (10%), processamento (40%) e riciclo (25%) e stabilendo che le importazioni di uno specifico materiale da singolo fornitore non debbano superare il 65% dell’import complessivo.

Necessaria maggiore cooperazione nel Mediterraneo

Nel rapporto vengono calcolate la domanda di risorse energetiche e non energetiche al 2030 e 2040 nel Bacino Mediterraneo ed emerge che la capacità elettrica complessiva installata potrebbe crescere da 896 GW a 1,137 GW nel 2030 e la domanda totale di energia elettrica potrebbe aumentare da 2,387 TWh fino a 2,887 TWh nel 2030.

Dalla fine degli anni 90, sono state varate diverse iniziative per la cooperazione e lo sviluppo energetico nel Mediterraneo, ma la loro efficacia è stata storicamente limitata dall’assenza di un approccio comune. A ottobre 2025, la Commissione Europea ha pubblicato il Nuovo Patto per il Mediterraneo, che si inserisce nel quadro più ampio dei Progetti di Interesse Comune (PCIs) della UE, con l’obiettivo di incentivare e promuovere la cooperazione e la condivisione di risorse tra i paesi del Bacino. Il Patto include nuove interconnessioni strategiche quali gli elettrodotti ELMED tra Italia e Tunisia, GREGY tra Egitto e Grecia e Great Sea Interconnector tra Grecia, Cipro e Israele.

La geografia delle dipendenze

Il Mediterraneo è un nodo strategico per il transito e l’approvvigionamento energetico , ma è caratterizzato da una forte
concentrazione di risorse fossili nella Sponda Sud e una dipendenza energetica nella Sponda Nord. Il Mediterraneo rappresenta un crocevia strategico per il transito di commodity energetiche, grazie alla presenza degli stretti di Gibilterra e del
Bosforo, e dal Canale di Suez.

Il 95% delle riserve di greggio e l'87% di quelle di gas naturale dell’intero Mediterraneo si trovano nella Sponda Sud. Fra i primi esportatori di greggio si annoverano Algeria e Libia, mentre mostrano una elevata dipendenza dalle importazioni Paesi come Italia (81%), Spagna (75%) e Turchia (71%). L’importanza – in chiave economica – dei paesi delle sponde Nord ed Est per gli esportatori della sponda Sud ha storicamente dato vita ad un rapporto di dipendenza bilaterale: energetica per le prime due, economico-finanziaria per la seconda. Parallelamente all’incremento previsto per la capacità generazione elettrica da fonte rinnovabile, la corrispondente domanda di combustibili fossili nel Bacino Mediterraneo al 2030 diminuirà progressivamente fino ad azzerarsi nel 2040.

Il nucleare ripresenta il tema delle dipendenze

Il settore nucleare – nonostante abbia coperto una quota rilevante della generazione elettrica, soprattutto in UE – presenta criticità nella catena di approvvigionamento del combustibile (il minerale di uranio), dominata da pochi paesi e operatori. La catena di approvvigionamento del combustibile nucleare presenta diversi rischi. Infatti, non solo le riserve naturali di minerale di uranio sono estremamente concentrate (l’84% del totale è distribuito in otto paesi), ma il 92% della produzione globale è controllata da soli sette paesi tramite le rispettive compagnie estrattive. Il principale collo di bottiglia è però rappresentato dai servizi di arricchimento, con la compagnia di stato russa TVEL che ne detiene il 40% della capacità industriale. Nel 2030, la domanda di combustibile nucleare necessaria a coprire la domanda delle centrali del Bacino Mediterraneo è stimabile in 10 MtU e pari al 13%-15% della domanda globale.

Le materie prime critiche troppo concentrate

Anche le materie prime critiche sono concentrate in pochi paesi extra-mediterranei, aumentando i rischi di sicurezza degli
approvvigionamenti per i paesi del Bacino. La forte dipendenza dalle importazioni espone l’Area Med a vulnerabilità geopolitiche e a un peggioramento della bilancia commerciale.

Il problema è che la transizione verso l’elettrificazione del sistema energetico implicherà un aumento considerevole della domanda di Materie Prime Critiche (Critical Raw Materials, CRMs. Minerali come litio, nichel, cobalto, grafite, rame e terre rare sono essenziali per veicoli elettrici, batterie, reti elettriche e tecnologie strategiche coinvolte nella transizione energetica. L’International Energy Agency e l'UNCTAD sottolineano che la domanda di minerali per la transizione energetica dovrebbe quasi triplicare entro il 2030 e più che quadruplicare entro il 2040, con una crescita particolarmente rapida prevista nel periodo 2025-2035.

Ciò darà vita a nuove problematiche in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, poiché sia le loro riserve naturali quanto le rispettive capacità di estrazione e processamento sono concentrate in pochi paesi extra-Mediterraneo, come la Cina, che è il primo produttore di gran parte di essi: terre rare (71%), tungsteno (76%), grafite (67%), magnesio (64%) e vanadio (68%). La Repubblica Democratica del Congo controlla il 70% della produzione mondiale di cobalto, mentre il Brasile il 93% di quella di niobio.

Questa concentrazione accresce il rischio di shock di approvvigionamento, con potenziali effetti su prezzi, competitività industriale e sicurezza energetica.

Il ruolo centrale del trasporto marittimo e la geopolitica

Il trasporto marittimo è l’ossatura delle catene commerciali globali di materie prime critiche. I flussi di queste materie prime
movimentati via mare mostrano una crescita strutturale di lungo periodo. Il commercio marittimo mondiale delle minor bulks (che includono metalli strategici) è cresciuto del 29% tra il 2012 e il 2025. Una crescita trainata proprio dai metalli (che includono i minerali critici) che hanno registrato l’aumento più consistente (+46% tra il 2017 ed il 2025).

Il commercio di minerali critici è diventato un punto focale della geopolitica strategica. I paesi importatori stanno attivando iniziative legislative, partnership strategiche e accordi di cooperazione bilaterale, volte a ridurre l'eccessiva dipendenza da fornitori altamente concentrati. I paesi esportatori ricchi di risorse, spesso in via di sviluppo, sono diventati attori centrali in un nuovo scenario geopolitico ed economico. Il controllo dei minerali critici equivale al controllo della base della transizione tecnologica.

Per garantire la sicurezza energetica futura alcune possibili strade da seguire prevedono: la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, il rafforzamento del riciclo ed il miglioramento dell'efficienza delle infrastrutture portuali e della
connettività logistica (costi elevati, capacità portuale limitata e scarsa connettività intermodale ostacolano la trasformazione industriale locale). Senza investimenti logistici, molti paesi restano bloccati nell’esportazione di materie prime grezze

(Foto: Cristof Echard - © Unione Europea)

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