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Energia, famiglie italiane pagano elettricità il doppio delle industrie energivore

articolo pubblicato il 19 febbraio 2026 - 11.53 in Energia
Benché l’elettrificazione sia un elemento essenziale della strategia di decarbonizzazione dell’UE, la domanda di energia elettrica è rimasta sostanzialmente stagnante nell’ultimo decennio, con prezzi che sono rimasti elevati dopo la crisi energetica del 2021-2022. E' quanto emerge da un focus del bollettino mensile della BCE sui prezzi dell'energia e sui loro impatti su famiglie ed imprese energivore, a cura di Daniela Arlia e John Hutchinson.

"Il patto per l’industria pulita (Clean Industrial Deal) della Commissione europea, varato a febbraio 2025, mira ad aumentare la quota di energia elettrica nel consumo finale lordo di energia dell’UE dal 23 per cento nel 2024 al 32 per cento entro il 2030", ricordano i due autori, spiegando che per raggiungere i target UE occorre aumentare il ricorso alle energie rinnovabili, anche se l'aumento dei prezzi dell'energia ed il gap del costo delle bollette fra i vari stati europei rende questo traguardo piuttosto impegnativo.

"Prezzi elevati - evidenziano Arlia e Hutchinson - si ripercuotono direttamente sulle famiglie, riducendone il potere d’acquisto e, nel contempo, hanno un impatto sulla competitività dei settori ad alta intensità energetica". Tuttavia, "le famiglie dell’area dell’euro pagano circa il doppio per l’elettricità rispetto alle industrie ad alta intensità energetica, perché tutte le componenti della bolletta risultano più care".

Vi sono poi ampie differenze nell'ambito degli Stati membri della Zona Euro e l'Italia è fra i Paesi che evidenziano un conto più salato per le famiglie. "In Francia e nei Paesi Bassi le famiglie pagano circa il 64 e il 20 per cento in più rispetto alle industrie ad alta intensità energetica. Questo fenomeno è ancora più marcato in Germania, Spagna e Italia, dove i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie sono più elevati di circa il 100 per cento".

Tendenzialmente, i paesi che dipendono dai combustibili fossili importati per la produzione di energia elettrica vanno tendenzialmente incontro a prezzi dell’elettricità più elevati, in quanto tali combustibili generalmente hanno costi marginali più elevati rispetto al nucleare o alle fonti rinnovabili. Inoltre, differenze nelle imposte nazionali e nella regolamentazione degli oneri di rete sono anch’esse all’origine di notevoli variazioni tra paesi nei prezzi finali dell’energia elettrica".

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