Dopo il momentaneo sollievo di venerdì, il petrolio torna a correre in scia ai ravvivati rischi di interruzioni delle forniture globali a seguito della chiusura di un importante oleodotto da parte dell'Arabia Saudita.
Il future sul Brent e quello sul WTI registrano infatti entrambi un rialzo di oltre il 2% attestandosi rispettivamente in area 107 e 103 dollari al barile.
L'escalation in Medioriente
Ad alimentare gli acquisti sull'oro nero è l'annuncio di venerdì sera da parte dell'Arabia Saudita di aver interrotto, a scopo precauzionale, il funzionamento dell'oleodotto East-West a seguito degli attacchi del giorno precedente, senza peraltro fornire indicazioni sulla data di ripresa dell'attività.
Inoltre, sul fronte diplomatico, è stato rinviato l'incontro, previsto per oggi, tra l'Iran e diverse nazioni del Golfo orientato alla creazione di un corridoio di navigazione temporaneo attraverso Hormuz, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri dell'Oman, Badr Albusaidi. Il Bahrein aveva intanto già annunciato la propria assenza.
Gli operatori stanno allo stesso tempo valutando le conseguenze della rapida avanzata militare dei miliziani Houthi, sostenuti dall'Iran, lungo la costa yemenita del Mar Rosso. Un'offensiva che potrebbe consentire al gruppo di esercitare un maggiore controllo sul traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, altra via strategica di navigazione.
A sostenere le quotazioni di Brent e WTI che, da inizio anno, registrano entrambi progressi di quasi l'80%, contribuisce anche il recente incremento degli acquisti da parte della Cina, il maggiore importatore mondiale di greggio.
I rischi di inflazione
Le tensioni in Medioriente e il conseguente rialzo del petrolio continuano ad alimentare le preoccupazioni degli operatori di nuove fiammate inflazionistiche a livello globale. Dopo che i dati statunitensi hanno mostrato un'accelerazione dei prezzi ad agosto, i mercati temono una nuova stretta monetaria stimando una probabilità superiore all'85% che la Federal Reserve annuncerà per un rialzo dei tassi questo mercoledì.
La view degli analisti
"Per l'area euro, l'aumento dei prezzi di petrolio e gas, unitamente a margini di raffinazione che si mantengono elevati, potrebbe spingere l'inflazione complessiva vicino al 4% entro dicembre. I rischi attuali sono orientati al rialzo: uno shock energetico più ampio e persistente potrebbe infatti incidere in modo più significativo sui prezzi di alimentari, beni e servizi attraverso effetti indiretti e, potenzialmente, di secondo livello".
E' quanto osserva un report di Barclays, aggiungendo che "sebbene i prezzi di petrolio e gas si mantengano al di sotto dei picchi raggiunti durante gli shock energetici del 2022-2023", i rischi sono orientati verso l'alto. Le scorte globali di greggio sono "molto basse" e hanno "ripreso a diminuire, seppur a un ritmo destagionalizzato più lento rispetto alle fasi iniziali del conflitto". Parallelamente, "le persistenti interruzioni nei flussi di prodotti raffinati e il continuo rilascio di riserve strategiche suggeriscono che i margini di raffinazione rimarranno l'indicatore chiave della domanda, con una probabile prosecuzione delle tendenze attuali nelle prossime settimane".