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Teleborsa

Eurozona, balzo dei prezzi di acquisto nel settore manifatturiero: record da oltre tre anni

articolo pubblicato il 1 aprile 2026 - 11.05 in Macroeconomia
A marzo, il settore manifatturiero dell'eurozona ha continuato a crescere, registrando ancora una volta modesti aumenti sia nella produzione che negli afflussi di nuovi ordini. È stata inoltre riportata una solida stabilizzazione della domanda di ordini esteri (incluso il traffico intra eurozona), uno sviluppo positivo rispetto alla tendenza di contrazione osservata nei precedenti otto mesi, mentre il livello del lavoro inevaso è aumentato per la prima volta in quasi quattro anni.

Il risultato economico più positivo è stato registrato sulla catena di distribuzione. I dati dell’indagine di marzo hanno segnalato il più grande allungamento dei tempi di consegna dei beni in poco più di tre anni e mezzo, con la guerra in Medio Oriente ha sconvolto la logistica globale dei mercati. Per la prima volta da giugno del 2022, le aziende dell’eurozona hanno aumentato la loro attività di acquisto, nonostante l'inflazione dei prezzi di acquisto sia salita ai livelli più alti degli ultimi 41 mesi.

L’S&P Global PMI del Settore Manifatturiero Eurozona, che misura lo stato di salute generale delle aziende manifatturiere dell’eurozona, è salito a marzo al livello più alto da metà 2022 di 51,6 da 50,8 di febbraio. I dati in salita dei due componenti principali, i nuovi ordini (30%) e la produzione (25%), hanno contribuito ad un altro risultato superiore alla soglia di 50, anche se una notevole spinta al rialzo è stata causata dai tempi medi di consegna dei fornitori, con i relativi dati che vengono invertiti prima di essere inseriti nel calcolo del PMI del manifatturiero.

Tutti gli otto i paesi oggetto dell'indagine sul PMI manifatturiero hanno infatti segnalato notevoli difficoltà sul fronte della fornitura, che hanno di conseguenza determinato un aumento dei rispettivi indici complessivi. A marzo ancora una volta la Grecia ha registrato il PMI manifatturiero più alto, seguita dall'Irlanda. La Spagna è stata l'unica nazione a registrare un dato negativo, segnando il peggioramento più marcato dall'aprile 2025. Il settore manifatturiero francese ha riportato una stagnazione, mentre Germania e Italia hanno notato i valori maggiori rispettivamente degli ultimi 46 e 37 mesi.

A marzo, e per il terzo mese consecutivo, la produzione manifatturiera dell'Eurozona è aumentata, con un tasso di crescita che inoltre ha raggiunto il livello più alto degli ultimi sette mesi. A sostenere la produzione è stato un forte aumento dei nuovi ordini. Il ritmo di crescita del volume totale delle vendite, anche se nel complesso è stato modesto, ha eguagliato il record in 46 mesi registrato a
febbraio. I nuovi ordini dall'estero sono rimasti praticamente invariati rispetto a febbraio, anche se ciò rappresenta un leggero miglioramento dopo i mesi consecutivi di contrazione registrati tra febbraio 2026 e luglio 2025.

Alla fine del primo trimestre, le aziende manifatturiere dell'Eurozona hanno registrato un aumento del livello del lavoro arretrato, segnalando pressioni sulle capacità produttive per la prima volta dalla metà del 2022. Tuttavia, a marzo il livello occupazionale ha subito una contrazione a un ritmo accelerato.

Joe Hayes, Principal Economist presso S&P Global Market Intelligence ha dichiarato: "La guerra in Medio Oriente ha già segnato il settore manifatturiero dell'area dell'euro. I tempi di consegna dei fornitori sono in forte aumento mentre la parte logistica dei mercati si sta adeguando alle interruzioni del trasporto marittimo, con l'impennata dei prezzi del petrolio e dell'energia che hanno spinto l'inflazione dei costi di produzione al livello più alto dalla fine del 2022. È molto frustrante notare che il settore manifatturiero stava lentamente migliorando dall'inizio del 2026, aiutato da pressioni sui costi generalmente contenute negli ultimi anni che avevano aiutato le aziende manifatturiere a tenere sotto controllo i relativi prezzi. Tuttavia, a marzo abbiamo osservato un trasferimento di una parte dell'impulso inflazionistico causato dalla guerra direttamente sui prezzi finali, riducendo la competitività dell'eurozona con una possibile nuova pressione verso la domanda. Nonostante a marzo i tassi di crescita della produzione e degli ordini delle aziende manifatturiere siano rimasti stabili, l'espansione è risultata modesta. Basterebbe quindi poco a far diminuire la produzione e i volumi di vendita, e tale rischio chiaramente aumenta con l’allungarsi della guerra".

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