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Energia, Unimpresa: imprese italiane pagano +23% su media UE
articolo pubblicato il 7 settembre 2026 - 10.34 in
Energia
"Le parole del ministro Giorgetti fotografano una
debolezza strutturale dell'economia italiana
che le due guerre hanno reso ancora più evidente". E' quanto affermato da
Giuseppe Spadafora
, vicepresidente di
Unimpresa
, commentando le dichiarazioni rilasciate dal titolare del MEF al Forum Ambrosetti.
"
L'energia
non è soltanto una voce di costo, ma una
componente decisiva della competitività
del nostro sistema produttivo. - sottolionea - I numeri spiegano bene il problema: nel primo semestre del 2025
un'impresa italiana
con consumi di elettricità compresi tra 500 e 2.000 MWh
ha pagato mediamente 23,36 centesimi per kilowattora
, contro 19,02 centesimi della media dell'Unione europea. Significa un differenziale di oltre 4 centesimi, pari a
circa il 23% in più"
.
"L'Italia resta
tra i Paesi europei con i prezzi dell'elettricità più elevati
per il sistema produttivo. Non è un divario marginale. Per un'azienda che consuma un milione di kilowattora all'anno, applicando quel differenziale parliamo, in termini puramente indicativi, di
oltre 43.000 euro di maggiore costo
energetico rispetto alla media europea. È
denaro che viene sottratto agli investimenti, all'innovazione, alle assunzioni
e alla capacità delle nostre imprese di competere sui mercati internazionali".
"C'è poi una questione più profonda, quella della
dipendenza dall'estero
. - evidenzia Spadafora - La crisi ucraina prima e quella mediorientale poi hanno dimostrato che affidare una parte così rilevante dell'approvvigionamento energetico nazionale a equilibri geopolitici sui quali l'Italia ha un'influenza limitata
espone l'intero sistema economico
a
rischi difficilmente governabili
. Non possiamo intervenire soltanto quando il prezzo del gas sale o quando una guerra interrompe o rende più costosa una catena di approvvigionamento".
"Condividiamo il richiamo del ministro Giorgetti, ma da quella diagnosi
bisogna far discendere una politica economica conseguente
. Occorre diversificare ulteriormente gli approvvigionamenti, accelerare sulle rinnovabili, rafforzare reti, accumuli e infrastrutture e affrontare senza pregiudizi il tema delle nuove tecnologie energetiche. Soprattutto, bisogna considerare definitivamente la politica energetica come una parte della politica industriale", conclude.
(Foto: © Andrii Yalanskyi | 123RF)
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