Le quotazioni del petrolio salgono e il Brent si mantiene sui massimi da cinque mesi, sostenuto dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dai timori per la sicurezza delle infrastrutture energetiche e dei trasporti marittimi nel Golfo. Gli attacchi rivendicati dagli Houthi contro obiettivi in Arabia Saudita e le segnalazioni di aggressioni alle navi nella regione alimentano i timori di interruzioni delle forniture, mantenendo i prezzi sopra i 100 dollari al barile.
Prezzi in rialzo, il mercato incorpora il rischio geopolitico
Nelle contrattazioni odierne, i futures sul Brent salgono di 55 centesimi, pari allo 0,50%, a 110,10 dollari al barile, dopo aver raggiunto nella seduta precedente quota 110,70 dollari, il livello più alto dal 20 maggio. Il greggio statunitense WTI con consegna a novembre, scadenza oggi, guadagna lo 0,24% a 103,91 dollari al barile, mentre il contratto più attivo con consegna a dicembre sale dello 0,40% a 98,93 dollari.
Secondo gli analisti di ING, le quotazioni restano sostenute da un significativo premio per il rischio geopolitico, legato all'incertezza della situazione regionale. Almeno 18 navi sarebbero state attaccate nell'arco di due settimane, secondo la società di monitoraggio marittimo Kpler. Finché le minacce alla sicurezza della navigazione e alle infrastrutture energetiche resteranno elevate, il mercato continuerà a incorporare questo rischio nei prezzi.
Sul fronte dell'offerta, gli operatori attendono anche i dati sulle scorte statunitensi di greggio e prodotti raffinati, che secondo un sondaggio preliminare Reuters potrebbero aver registrato una diminuzione nell'ultima settimana.
A offrire un possibile contrappeso ai timori sulle forniture è la prospettiva di maggiori flussi di prodotti petroliferi russi, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo volto a sospendere alcune sanzioni e dazi legati all'energia russa. La decisione resta tuttavia incerta: Trump ha dichiarato che non è stata ancora presa una decisione definitiva, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha indicato la necessità di ulteriori valutazioni.
Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, la produzione petrolifera russa è aumentata a settembre di 65.000 barili al giorno, raggiungendo 8,43 milioni di barili giornalieri, ma resta inferiore di circa 870.000 barili al giorno rispetto a un anno prima.
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