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Teleborsa

Eurozona, PMI servizi finale agosto in calo a 50,5 punti

articolo pubblicato il 3 settembre 2025 - 11.32 in Macroeconomia
L’Indice HCOB PMI della Produzione Composita dell’Eurozona, che consiste in una media ponderata dell’Indice HCOB PMI della Produzione Manifatturiera e dell’Indice HCOB PMI dell’Attività Terziaria, è lievemente aumentato rispetto a 50,9 di luglio, ed ha segnato ad agosto 2025 un record di crescita in un anno con 51,0 punti (51,1 il consensus e preliminare).

Anche se il tasso di espansione resta debole, questi ultimi risultati prolungano una sequenza di crescita, ovvero valori superiori a 50.0, che dura da inizio anno. La spinta alla crescita è stata frenata dal terziario, settore che ha indicato un rialzo rallentato e marginale: l’Indice HCOB PMI dell’Attività Terziaria dell’Eurozona di agosto è infatti sceso a 50,5 punti rispetto a 51,0 di luglio (50,7 punti il consensus e preliminare). Al contrario, il manifatturiero ha registrato il più forte aumento della produzione in quasi tre anni e mezzo.

Guardando nel dettaglio ai principali paesi del blocco, in Italia il PMI dei servizi scende oltre le attese (52,1) a 51,5 punti da 52,3 di luglio, mentre l'indice composito sale a 51,7 punti da 51,5 del mese precedente. La Francia registra un aumento del PMI servizi a 49,8 punti da 48,5 di luglio (49,7 il preliminare e consensus), mentre il composito si porta a 49,8 da 48,6 punti di luglio (in linea con stime e preliminare). La Germania invece vede calare sia il PMI servizi a 49,3 punti da 50,6 di luglio (50,1 il preliminare e consensus), sia l'indice composito a 50,5 da 50,6 punti di luglio (50,9 il preliminare e consensus). Infine, la Spagna segnala un PMI servizi di 53,2 punti ad agosto, in calo, oltre le attese (54,4 punti), da 55,1 del mese precedente.

Analizzando i dati PMI, Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato che l’economia sta
crescendo da inizio anno, "ma ad un tasso penosamente troppo lento".

"Ad agosto, l’Indice HCOB PMI Composito sull’Attività Economica si è fermato a 51.0 – appena superiore allo stallo. Le tensioni politiche in Francia e Spagna, l’incertezza sugli accordi commerciali tra Europa e Stati Uniti e gli attuali problemi nel settore chiave dell’auto non aiutano. Guardando il lato positivo, l’aumento delle spese sulla difesa in Europa e il programma sulle infrastrutture lanciato dalla Germania offrono la speranza di un’economia che mantiene una rotta in avanti, ed evita appunto il rischio di ‘perdere l’equilibrio’.
Per ora, il settore terziario sembra essere in uno stato di stagflazione più che di ripresa. Il tasso di espansione, che era già lento, è diminuito ulteriormente. Inoltre, la pressione dei costi è aumentata, così come quella dei prezzi di vendita, ma in modo lieve. Nelle quattro principali economie dell’eurozona, la prestazione dei servizi è infatti peggiorata: In Spagna e Italia la crescita è rallentata, mentre Germania e Francia hanno mostrato lievi contrazioni. Tuttavia, non parliamo ancora di una tendenza al ribasso: nell’eurozona ci sono infatti segnali di stabilizzazione sia nei nuovi ordini che nel lavoro inevaso. Eppure, la situazione resta in bilico".

"I dati PMI relativi ai prezzi del terziario stanno probabilmente suscitando nella Banca Centrale Europea sensazioni contrastanti. Da una parte l’aumento dei costi indica pressioni inflazionistiche crescenti. Dall’altra, l’inflazione dei prezzi di vendita è rimasta quasi invariata, mostrando le difficoltà del terziario a trasferire completamente l’aumento dei costi al cliente finale. Il rialzo delle spese di produzione significa che, sotto la superficie, le pressioni inflazionistiche stanno comunque premendo al rialzo".

E conclude, "È interessante notare che questa lenta ripresa del settore terziario non ha comunque intaccato l’occupazione. Gli organici di
agosto sono infatti lievemente aumentati. L’Italia e la Spagna hanno rallentato il ritmo di assunzione, ed il settore terziario in Germania ha addirittura fatto dei leggeri tagli, mentre la Francia ha ripreso ad assumere. Nel complesso, tutto questo indica un calo della produttività del lavoro nell’eurozona, che preoccupa dal punto di inflazionistico. Se la produttività diminuisce, i costi unitari del terziario aumentano, e questo potrebbe sbilanciare la recente moderazione della crescita salariale. La BCE sta tenendo queste dinamiche sotto stretta osservazione, come evidenziano le note degli ultimi incontri avvenuti.”


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