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Teleborsa

Eurozona, a marzo settore manifatturiero scivola a minimo da tre mesi

articolo pubblicato il 2 aprile 2024 - 10.42 in Macroeconomia
I dati dell’indagine HCOB PMI di marzo hanno segnalato una contrazione del settore manifatturiero dell’eurozona, anche se sono stati chiari i segnali di un aumento del vigore, con i rispettivi indici della produzione e dei nuovi ordini che hanno mantenuto le loro recenti traiettorie ascendenti. Anche l'ottimismo delle aziende è aumentato al livello massimo in quasi un anno, ma le aspettative di crescita sono rimaste relativamente deboli, avendo quindi un impatto ulteriore sul livello occupazionale delle aziende.

Allo stesso tempo sono diminuite drasticamente le interruzioni sulla catena di distribuzione, con i tempi medi di consegna che hanno registrato il miglioramento più elevato in sei mesi. Anche se al tasso più lento in un anno, i costi di acquisto hanno continuato a calare, e i prezzi di vendita sono stati scontati maggiormente.

L’HCOB PMI del Settore Manifatturiero Eurozona, che mensilmente misura lo stato di salute delle fabbriche dell’eurozona ed è redatto da S&P Global, a marzo ha raggiunto il livello minimo in tre mesi di 46.1, diminuendo da 46.5 di febbraio. Il calo dell’indice principale dell’indagine è stato causato dalla variazione dei due componenti più piccoli dell’indice: i tempi medi di consegna e la giacenza degli acquisti. Le interruzioni causate dalla deviazione dei mercantili dal Canale di Suez sono infatti diminuite, migliorando di molto le prestazioni dei fornitori (considerate come indicatore ciclico negativo in quanto di solito mostra fornitori meno occupati).

A livello nazionale, i dati dell’indagine di marzo hanno mostrato nuovamente divergenti prestazioni. Tra le nazioni dell’eurozona monitorate, la Grecia ha continuato sul suo cammino di crescita più solido, con le condizioni manifatturiere migliorate al livello massimo in oltre due anni. Il rialzo greco ha superato di gran lunga quello della Spagna, nazione questa che dopo la Grecia ha riportato il risultato migliore, e che a marzo ha osservato una nuova e modesta espansione, leggermente più debole di quella osservata a febbraio. L’Italia ha registrato la prima espansione delle condizioni del settore manifatturiero in un anno, mentre le rimanenti nazioni coperte dall’indagine sono rimaste bloccate in territorio di contrazione.

A marzo, la produzione manifatturiera dell’area euro è diminuita, estendendo l’attuale periodo di declino ad un anno esatto. Il tasso di contrazione, tuttavia, è diminuito al livello minimo da aprile 2023. Una contrazione più debole è stata inoltre notata nei nuovi ordini, con il relativo tasso di riduzione rallentato per il quinto mese consecutivo. Ad aiutare la riduzione del crollo della domanda è stato il minore freno causato dai mercati esteri (incluso il traffico intra eurozona), le esportazioni infatti sono diminuite al livello più debole in quasi due anni.

Analizzando i dati PMI, Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: “È scoraggiante assistere a come il settore manifatturiero abbia gradualmente riportato aumenti dell’Indice PMI della Produzione senza mai raggiungere risultati soddisfacenti. Questo, tuttavia, è per lo più dovuto ai risultati insoddisfacenti dei settori manifatturieri della Germania e della Francia. Considerato ciò, non sorprende affatto che le nostre previsioni a brevissimo termine sul PIL, che includono i dati PMI, anticipano un allungamento della recessione del settore manifatturiero dell’eurozona. Il settore industriale dell’eurozona solitamente corre a pieno regime, con l’ausilio principale delle 4 maggiori nazioni della zona euro, Germania, Francia, Italia e Spagna. Nell’insieme queste economie rappresentano i tre quarti del settore manifatturiero dell’eurozona. Con due nazioni, la Germania e la Francia, che al momento sono più o meno inattive, attualmente assistiamo ad una situazione anomala. D’altro canto, secondo i dati PMI, l’Italia e la Spagna hanno iniziato la ripresa rispettivamente da marzo e febbraio. Finora, tuttavia, questo non è abbastanza per trascinare l’intera eurozona in modalità di crescita, e una sostenuta svolta economica sarà visibile solo se tutte le quattro nazioni all’unisono ritorneranno in azione. Nel primo trimestre, il tasso di declino dei nuovi ordini è diminuito drasticamente. Ci sono tuttavia molti meno ordini in entrata rispetto ai mesi scorsi. È pertanto probabile che il settore sia sul punto di superare l’intervallo di declino più lungo dei nuovi ordini ricevuti della storia dell’indagine, che è stato di 25 mesi durante la crisi dell’euro dal 2011 al 2013. Tale situazione non porta a credere ad una rapida inversione di tendenza dell’attività".

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