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febbraio
Teleborsa

L’inflazione canadese rallenta al 2,3% mentre la Bank of Canada resta prudente

articolo pubblicato il 17 febbraio 2026 - 15.22 in Macroeconomia
L’inflazione canadese ha registrato un nuovo rallentamento, a gennaio, scendendo al 2,3% su base annua, leggermente al di sotto delle attese degli economisti che puntavano al 2,4%. Lo indica il rapporto sui prezzi al consumo pubblicato da Statistics Canada, che segnala anche una variazione mensile nulla, contro un incremento previsto dello 0,1%.

Il raffreddamento dell’indice generale, si legge in una nota dell'Ufficio di statistica, è dovuto in larga parte all’effetto base sui carburanti: i prezzi alla pompa sono aumentati dello 0,5% rispetto a dicembre, ma il confronto con il +4% registrato nello stesso mese del 2025 ha prodotto un calo annuo del 16,7%.

A sostenere il livello dell’inflazione complessiva continua invece a essere la temporanea esenzione fiscale introdotta dal governo federale lo scorso anno su una serie di beni e servizi, tra cui pasti al ristorante e giocattoli per bambini.

Sui mercati, il dollaro canadese ha toccato i minimi di giornata a 1,3665 per dollaro USA, mentre i rendimenti obbligazionari sono scesi ai livelli più bassi della sessione. La valuta canadese si trova ora al punto più debole dell’ultima settimana, in calo per il quinto giorno consecutivo.

La posizione della Bank of Canada
Il dato non dovrebbe modificare l’approccio attendista della Bank of Canada, che a gennaio ha mantenuto il tasso di riferimento al 2,25% per la seconda riunione consecutiva. L’istituto centrale continua a monitorare l’impatto dei dazi statunitensi sull’economia e teme che un allentamento prematuro possa alimentare nuove pressioni sui prezzi.

Il governatore Tiff Macklem ha ribadito che tagliare i tassi in presenza di uno choc dal lato dell’offerta potrebbe rivelarsi controproducente.

Le misure di inflazione di fondo preferite dalla banca centrale mostrano un ulteriore raffreddamento: l’indice mediano scende al 2,5% dal 2,6%, mentre il trimestre cala al 2,4% dal 2,7%.

Segnali positivi per i consumatori


Nel complesso, il rapporto offre alcuni elementi incoraggianti per le famiglie. L’inflazione dei costi abitativi rallenta all’1,7% annuo, scendendo sotto il 2% per la prima volta in quasi cinque anni, grazie alla moderazione degli affitti e dei costi ipotecari.

I prezzi dei servizi di telefonia mobile diminuiscono dello 0,8% su base mensile, invertendo l’impennata dell’8,3% registrata a gennaio 2025.

Anche i generi alimentari mostrano un lieve miglioramento: +4,8% annuo, contro il +5% di dicembre.

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