Con una visione sempre più trasversale, grazie alla partecipazione di un numero crescente di community verticali, e la presenza di tecnologie sempre più innovative per la transizione ecologica. Prende il via la 29ª edizione di
Ecomondo. L’evento, organizzato da
Italian Exhibition Group (IEG), torna dal 3 al 6 novembre alla Fiera di Rimini con un profilo internazionale rafforzato, grazie anche alla collaborazione con nuovi partner istituzionali pubblici e privati di livello europeo e internazionale.
“Ecomondo è una manifestazione particolarmente importante - ha sottolineato
Maurizio Ermeti, presidente IEG - per la sua capacità di essere sempre all'avanguardia fin dalla sua origine nel 1997, quando ha anticipato i tempi in un settore e in un Paese in cui una filiera industriale dell'economia circolare ancora non esisteva nel mercato. Nel corso degli anni ha marcato lo scenario internazionale adeguandosi e adattandosi costantemente e oggi è diventato un player anche a livello globale”.
Secondo
Corrado Peraboni, AD di IEG, “l’ambizione è quella di rilanciare forte il messaggio che la transizione ecologica sarà vincente se è conveniente. Abbiamo una manifestazione dove le aziende danno risposte alle sfide che pone la classe politica e questo fa si che le nostre ambizioni diventino sempre più sostenibili”.
Con oltre
1800 brand espositori e
30 padiglioni su circa
170 mila mq lordi di superficie espositiva, la manifestazione di conferma ecosistema di riferimento per industrie, istituzioni, ricerca e policy maker pronti a confrontarsi sulle grandi trasformazioni industriali e ambientali che stanno ridefinendo i mercati globali. Ecomondo è il “luogo in cui si trovano i risultati delle più moderne tecnologie ed è un incrocio di importanza internazionale, come lo prova il fatto che anche quest’anno ci sono moltissime nazioni estere”, ha sottolineato
Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica parlando a margine del taglio del nastro per l’inaugurazione della fiera.
L’evento ospita gli
Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e con il patrocinio della Commissione europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo quanto emerge dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 l’Italia registra più ombre che luci, un ‘hot spot’ sottoposta a gravi impatti della crisi climatica. Nel 2025, dopo anni di calo, le emissioni di
gas serra sono aumentate, si confermano inoltre ritardi delle rinnovabili rispetto agli obiettivi al 2030. La fotografia scattata dallo Studio presenta un Italia che è prima in Europa per il consumo di acqua ed è uno dei Paesi Europei a più alta dipendenza energetica dall’estero; mantiene un primato in economia circolare, ma ancora poche sono le auto elettriche e insufficienti gli investimenti nel trasporto pubblico locale. Per quanto riguarda la superficie dedicata all’agricoltura biologica nel 2025 è diminuita, ma cresce la DOP economy.