Prosegue la discesa dei
prezzi del petrolio, con il Brent a 82,89 dollari al barile (-5,73%) e il WTI a 78,89 dollari (-6,83%), ai minimi da tre settimane, dopo che il presidente USA Donald Trump ha dichiarato di aver annullato un
massiccio attacco militare pianificato contro l'
Iran nel weekend, definendolo il più imponente "dalla Seconda Guerra Mondiale", su pressione di alleati del Golfo e mediatori regionali più propensi alla diplomazia.
Teheran ha però smentito qualsiasi negoziato diretto con Washington. "Al momento non sono in corso negoziati con gli Stati Uniti", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano
Esmail Baghaei, precisando che l'Iran "non ospiterà delegazioni né sarà ospite di alcun Paese in questi giorni". Secondo Baghaei, i
colloqui in corso riguardano esclusivamente l'Oman e la gestione dello
Stretto di Hormuz: "Stiamo conducendo colloqui con l'Oman solo sulla gestione dello Stretto di Hormuz... finché gli Stati Uniti continueranno le loro violazioni, non ci sarà alcun cambiamento significativo nella situazione". L'ipotesi in discussione con Mascate riguarderebbe una
rotta marittima temporanea con corsie di ingresso e uscita separate, ma Baghaei ha precisato che un'intesa con l'Oman non basterebbe da sola a riaprire lo stretto.
Il crollo dei prezzi arriva dopo settimane di
forte volatilità: la scorsa settimana il Brent era salito sopra i 90 dollari al barile, dopo attacchi con droni di gruppi legati all'Iran contro impianti petroliferi sauditi e colpi contro navi gasiere nel porto egiziano di Damietta, alimentando i timori di un'
escalation su più snodi energetici strategici, tra Hormuz e Mar Rosso.
A pesare sul nuovo ribasso ha contribuito anche la decisione dell'
OPEC+ di domenica di alzare le
quote di produzione di circa
188.000 barili al giorno da settembre, completando lo smantellamento dei tagli volontari introdotti nel 2023.
Sul fronte diplomatico, il principe ereditario saudita
Mohammed bin Salman ha avuto un colloquio telefonico con Trump nel weekend, sottolineando "la necessità di dare priorità al dialogo per ridurre l'escalation", secondo l'agenzia di stampa saudita.