L'inflazione in Canada ha rallentato più del previsto nel mese di giugno, offrendo nuovi segnali di raffreddamento delle pressioni sui prezzi. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito del 2,8% su base annua, in calo rispetto al 3,2% del mese precedente e al di sotto delle attese degli analisti, ferme al 2,9%.
Anche l'inflazione di fondo ha mostrato un miglioramento significativo: la media degli indicatori (median e trim), monitorati dalla Bank of Canada, è scesa all'1,85%, il livello più basso da settembre 2020 e la prima volta sotto il 2% dopo quasi sei anni.
Il rallentamento è stato favorito soprattutto dalla diminuzione dei prezzi della benzina, che, pur restando superiori del 20,5% rispetto a un anno fa, hanno registrato un calo del 10,2% su base mensile grazie alla discesa delle quotazioni del petrolio. Anche i prezzi dei generi alimentari hanno rallentato, con un incremento annuo del 3,9%, mentre l'inflazione nel comparto abitativo si è attestata all'1,5%, mantenendosi sotto il 2% per il quinto mese consecutivo.
In controtendenza il settore turistico, dove i prezzi degli alloggi per viaggiatori sono aumentati del 10,1% su base annua e quelli dei pacchetti vacanza del 6,8%, sostenuti dall'avvio dei Mondiali FIFA.
I dati confermano che l'impatto del rincaro dell'energia legato alle tensioni geopolitiche non si è ancora trasmesso in modo diffuso al resto dell'economia. Per questo motivo la Bank of Canada, che la scorsa settimana ha lasciato invariato il tasso di riferimento al 2,25% per la sesta riunione consecutiva, mantiene un approccio prudente, pur ribadendo la disponibilità a intervenire qualora le pressioni inflazionistiche dovessero riaccendersi.
Secondo le previsioni della banca centrale, l'inflazione dovrebbe attestarsi in media al 2,5% nel 2026 per poi tornare stabilmente all'obiettivo del 2% entro l'inizio del prossimo anno.