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Stato modifica le regole economiche di un investimento dopo aver chiesto alle imprese di sostenerlo: è questo il nodo che il Comitato Imprenditori Fotovoltaici pone al
Governo e al Parlamento sul caso dell’articolo 15-bis del Decreto Sostegni-ter: una norma che continua a produrre effetti economici sui produttori di energia solare mentre il contenzioso giudiziario resta ancora aperto.
Secondo il Comitato, la vicenda non riguarda soltanto alcune migliaia di impianti fotovoltaici, ma un principio più ampio: la certezza del diritto e l'affidabilità delle istituzioni nei confronti di imprese e investitori che hanno sostenuto con capitali privati una parte rilevante della transizione energetica italiana. Circa 260.000 impianti industriali furono infatti realizzati nel biennio 2010-2011 nell'ambito delle politiche nazionali di sviluppo delle rinnovabili e di questi circa 50.000 sono colpiti dalla norma del 2022.
"La questione non riguarda soltanto il fotovoltaico. Riguarda il rapporto di fiducia tra Stato e impresa. Non si può chiedere agli operatori di investire miliardi sulla base di un quadro normativo e poi intervenire retroattivamente modificando gli equilibri economici su cui quegli investimenti sono stati costruiti", afferma il Comitato. "Un prelievo presentato come misura sugli extraprofitti, concentrato su specifiche categorie di produttori rinnovabili e destinato per legge ad alimentare il bilancio dello Stato fino a circa 4,5 miliardi di euro, «Un meccanismo che incide direttamente sui ricavi senza verificare se l’impresa abbia realmente conseguito un extraprofitto e senza valutarne costi, indebitamento e sostenibilità finanziaria, fino a compromettere la stessa continuità aziendale".