L'output in Italia è tornato a calare a sorpresa ad agosto, dopo il recupero di luglio (era attesa una stabilità) e, al netto dell'ampia volatilità degli ultimi mesi (dovuta con ogni probabilità a fattori stagionali e di calendario), ci sono
pochi segnali coerenti con una ripresa dell'attività industriale nei prossimi mesi. Lo scrivono gli economisti di
Intesa Sanpaolo, dopo la
pubblicazione dei dati Istat questa mattina.
Ad agosto la produzione industriale italiana è tornata a calare a sorpresa, di
-1,3% m/m, dopo il rimbalzo di 0,6% m/m visto a luglio. È il
terzo calo negli ultimi quattro mesi. La variazione annua e corretta per i giorni lavorativi è però poco variata (a zero, da -0,1% a luglio). Specularmente rispetto al mese precedente, la flessione congiunturale riguarda tutti i raggruppamenti principali di industrie con l'unica eccezione dell'energia (in recupero di +2,8% m/m dopo il -1,2% di luglio). Il calo è particolarmente marcato per i beni intermedi (-1,8% m/m). La produzione nel solo comparto manifatturiero registra una contrazione mensile di minore entità (-0,6% m/m), ma, a differenza dell'indice generale, è in netta diminuzione su base annua corretta per gli effetti di calendario (-1,9% a/a).
Dopo la flessione di agosto, la produzione industriale è
in rotta per una diminuzione di -1% t/t nel terzo trimestre, dopo il rimbalzo di 0,3% t/t registrato nei mesi primaverili, si legge nella ricerca firmata dall'economista Paolo Mameli.
"L'ampia volatilità registrata dalle variazioni mensili della produzione industriale negli ultimi mesi appare
dovuta a fattori stagionali e di calendario: in particolare, agosto è un mese fortemente condizionato dalle vacanze estive, con possibili distorsioni indotte dalle correzioni per la stagionalità nell'era post-pandemica - viene spiegato - Al netto di ciò, come già segnalavamo il mese scorso dopo l'incremento di luglio, l'andamento della produzione industriale resta debole: i settori ad alta intensità energetica (come il chimico) stanno iniziando a risentire dei rincari dei costi dell'energia; i comparti più tecnologici non sembra stiano beneficiando del boom globale all'Intelligenza Artificiale, e i settori più tradizionali (come il tessile e abbigliamento) soffrono vieppiù della concorrenza dei paesi a basso costo del lavoro. In questo contesto, si salvano comparti come il farmaceutico e i mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, che sono sostenuti dal traino dell'export (che sta reggendo meglio del previsto all'urto degli shock geopolitici)".
(Foto: Clayton Cardinalli su Unsplash)